Un tempo, nelle campagne e nelle comunità contadine,l'arrivo della Primavera ere un'avvenimento, non solo festoso, ma un vero e proprio cambiamento sia nel modo di vivere che nel modo di alimentarsi. Il cibo, un tempo, andava a braccetto con il ritmo delle stagioni ,e a seconda di quello che la terra elargiva generosamente, dal campo o dall'orto finiva cucinato sulle tavole. Molto spesso, i piatti erano anche ripieghi di ''avanzi'' di fine stagione, che con la nuova stagione, tendono a germogliare o a irrancidirsi,e in attesa della nuova produzione dovevano essere consumati ( esempio le patate o le noci), oppure pietanze con le nuove verdure dell'orto o le molte erbe spontanee, esempio le bietoline, gli asparagi selvatici o i germogli del luppolo selvatico, (chiamati volgarmente Avèrtìs) le ortiche. Quindi, si lasciano un pò da parte, la cacciagione, i minestroni pesanti, le polente con sughi, gli stufati, per lasciare spazio a minestre leggere, arrosti, pasta fresca di ogni genere, (quella non mancava mai), e paste ripiene, tipo tortelli (di erbette e patate, ortiche) oppure riso, che, almeno nella mia famiglia, veniva utilizzato per lo più nelle minestre (non era usuale, vedere un risotto ad esempio). Le paste ripiene, erano comunque una prelibatezza domenicale, o della festa, durante la settimana, invece si facevano molte minestre, zuppe, uova o erbe spontanee.

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