Arriva la primavera in Campagna
Un tempo, nelle campagne e nelle comunità contadine,l'arrivo della Primavera ere un'avvenimento, non solo festoso, ma un vero e proprio cambiamento sia nel modo di vivere che nel modo di alimentarsi. Il cibo, un tempo, andava a braccetto con il ritmo delle stagioni ,e a seconda di quello che la terra elargiva generosamente, dal campo o dall'orto finiva cucinato sulle tavole. Molto spesso, i piatti erano anche ripieghi di ''avanzi'' di fine stagione, che con la nuova stagione, tendono a germogliare o a irrancidirsi,e in attesa della nuova produzione dovevano essere consumati ( esempio le patate o le noci), oppure pietanze con le nuove verdure dell'orto o le molte erbe spontanee, esempio le bietoline, gli asparagi selvatici o i germogli del luppolo selvatico, (chiamati volgarmente Avèrtìs) le ortiche. Quindi, si lasciano un pò da parte, la cacciagione, i minestroni pesanti, le polente con sughi, gli stufati, per lasciare spazio a minestre leggere, arrosti, pasta fresca di ogni genere, (quella non mancava mai), e paste ripiene, tipo tortelli (di erbette e patate, ortiche) oppure riso, che, almeno nella mia famiglia, veniva utilizzato per lo più nelle minestre (non era usuale, vedere un risotto ad esempio). Le paste ripiene, erano comunque una prelibatezza domenicale, o della festa, durante la settimana, invece si facevano molte minestre, zuppe, uova o erbe spontanee.
La neve di Marzo, detti contadini.
Oggi, mentre qui in valle, è un’esplosione di colori e fiori, nei monti circostanti, è apparsa la neve. Già da ieri era un po’ preannunciata, infatti nuvole grigie e pesanti arrivavano dai monti, l’aria si era rinfrescata parecchio e prometteva tempesta. Ad ogni modo, nulla di insolito, anche i nostri vecchi prevedevano nevicate ai primi di Marzo, che anche fosse arrivata una spolverata in valle, non era destinata durare a portare scompiglio più di quel tanto. I lavori nei campi, non erano ancora cominciati, e si aspettava almeno fino alla luna nuova per cominciare a fare orto e altre attività all'aperto. Si aspettava con ansia la luna di Pasqua, che a differenza, delle regole comuni, andava bene per tutto. Un tempo, infatti si guardava le lune per le semine, tutto ciò che andava sotto terra, tipo rape, ravanelli, patate, radici insomma, andavano a luna calante, tutto ciò che andava sulla terra, a luna crescente, esempio, insalate, erbe aromatiche, tutto ciò che ha foglia. Ci sono vari detti antichi riguardanti questo primo mese di primavera...
Eccone alcuni:
''Mèrs, Màrsò,
un càtìv e un bò.
(Marzo, Marzone
un giorno buono e uno cattivo)
Là nèva Màrsarola,
la dùra cmè la nòna e la nòra
(La neve di marzo, dura, come l'accordo fra suocera e nuora)
Se la Candèna la fà cèr, a ghè a mèrs cha tòrna Znèr.
( se per la candelora, 2 febbraio, c'è il sole, a Marzo, torna gennaio)
Fonti: ricordi della mia nonna.
IL PERIODO DEI MATTI, IL CARNEVALE.
Il mese di Febbraio, veniva spesso chiamato da mia nonna il mese dei matti, perchè ospitava il periodo Carnevalizio, che precedeva la Quaresima, (tempo di 40 giorni che portava alla Pasqua, in cui bisognava digiunare e fare penitenza) Proprio per questo motivo, questo periodo antistante, le persone si sbizzarrivano, mangiavano bevevano e si mascheravano, accendevano falò e ballavano e cantavano, insomma si comportavano un pò come i matti. Si festeggiava un pò tutto il mese, ma i giorni più importanti erano il Giovedì grasso, che è il giovedì della settimana prima delle ceneri,(primo giorno di quaresima) e il Martedì grasso, il martedì della settimana stessa delle Ceneri. In questi due giorni, era usanza radunarsi intorno a fuochi e falò, cantare e ballare, e consumare dolci tipici del luogo. Da noi, a Parma e provincia è usanza fare le Chiacchiere e i tortellini dolci fritti.
Vorrei ricordare una cantilena che Papà mi diceva sempre da bambina..
''Viva, Viva al Carnovel,
la Pòiana insìma al pèl
bùsa, brùsa la Poìana,
quaranta dì e una smàna''..
Vorrei ricordare una cantilena che Papà mi diceva sempre da bambina..
''Viva, Viva al Carnovel,
la Pòiana insìma al pèl
bùsa, brùsa la Poìana,
quaranta dì e una smàna''..



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